17.2.09

Sardegna: Ancora una volta, molte pecore pochi pastori, ma nessuno si chiama Gesù. Inutile continuare a esprimere pareri sulla mia terra e sui Sardi. Ancora una volta delusioni. Dall'estero guardo la mia isola con tristezza, e vedo cecità, egoismo e gelosia negli occhi della gente. I giovani dove sono? Siamo 500.000 all'estero, e quelli che restano sono così facilmente strumentalizzabili per la sola promessa di un posto di lavoro, che possono essere considerati zero. Ma non preoccupatevi, l'Italia "è" una Repubblica basata sul lavoro come sosterrebbe la nostra, a quanto pare intoccabile costituzione.
I nostri padri cosa fanno? Vivono nell'isola che non c'è, abituati alla politica ping-pong degli anni passati, corrotti, venduti a un sistema, basato sull'assistenzialismo e sul clientelismo, nato sotto la democrazia cristiana, ma cosi poco democratico quanto cristiano. Pensano di aiutarci, mantenendoci fino a 40 anni? Chissa se anche questa volta le cose resteranno stabili, chissa se ci saranno pochi danni. Chissà se il Poetto resterà l'unico simbolo di questo decadimento o se dovremo assistere impotenti alla privatizzazione più spietata. Ci saranno sicuramente dei tornaconto. Eppure sarebbe cosi facile vivere bene in un isola autonoma come la Sardegna. Non sarebbe impossibile far coincidere i nostri interessi personali con quelli comunitari. Proteggere e sviluppare senza ingordigia. Creare Università, creare turismo, semplice turismo. Pagare meno tasse, pagare meno il carburante, avere più servizi, favorire le assunzioni, ridurre la burocrazia, vivere col sorriso.
Sono un sostenitore di tutte quelle persone alle queli realmente interessa migliorare le cose. Ricchi, poveri, medi, di qualsiasi età, sesso, religione e colore. Sono anche un sognatore, ma nella vita ho sempre dimostrato che i sogni esistono per essere portati avanti.

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